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martedì 20 marzo 2012

Polizia manfredonia: Arrestati 3 Viestani per furto, in una gioielleria milanese, grazie anche a facebook

Personale della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato P.S. di Manfredonia e della Squadra Mobile di Foggia, in collaborazione con personale della Squadra Mobile della Questura di Milano ha proceduto stamane all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse in data 13.03.2012 dal GIP presso il Tribunale di Milano,  nei confronti di SCIRPOLI Antonello, di anni 21, nato a San Giovanni Rotondo e residente a Vieste, FABBIANO Antonio, di anni 18, nato a San Giovanni Rotondo e residente a Vieste e BUA Antonio, di anni 18, nato a San Giovanni Rotondo e residente a Vieste, persone ritenute responsabili, in concorso fra loro e con un altro soggetto allo stato non identificato, di una rapina in danno di una gioielleria milanese, ove si impossessavano con violenza e minaccia della somma di euro 12.000 in contanti nonché vari orologi di pregio, articoli di oreficeria, gioielleria ed altro per un valore totale di euro 63.000. 

Da tempo personale della Squadra Mobile di Foggia e del Commissariato P.S. di Manfredonia opera stabilmente in Vieste, effettuando giornalmente attività di prevenzione e repressione, ove ha avuto modo di costatare che diversi pregiudicati locali, vistosi aumentare il contrasto delle Forze del Ordine a livello locale, hanno diversificato l’attività, avente ora come precipua finalità quella di commettere rapine, soprattutto in danno di banche e gioiellerie in ambito pressoché nazionale, come dimostrato dalla seguente narrazione dei fatti:
Lo scorso 24 Ottobre 2011 il gruppo viestano prendeva di mira la gioielleria WASHINGTON GIOIELLI, sita in Milano; mentre SCIRPOLI Antonello stava fuori con funzione di "palo", insieme ad un quarto soggetto, il FABBIANO Antonio entrava all'interno della gioielleria con BUA Antonio ed, estraendo una pistola, obbligavano la moglie del titolare dell’oreficeria a seguirla nel retro del negozio, dove la percuoteva e le puntava la pistola alla nuca, mentre il BUA Antonio aggrediva l’orefice, ferendolo con un coltello e facendolo cadere a terra, infierendo quindi su di lui con percosse e lo immobilizzava, legandogli le mani con nastro adesivo e lo trascinava sul retro, dove entrambi continuavano a percuoterlo utilizzando altresì uno sgabello di metallo e dopo averli immobilizzati entrambi si impossessavano della merce, fuggendo poi a piedi. 

Sul luogo della rapina interveniva personale della Polizia di Stato, che raccoglieva le prime dichiarazioni delle persone offese e di alcuni testimoni oculari, effettuando un sopralluogo nell'esercizio commerciale e lungo il percorso di fuga dei rapinatori, rinvenendo nel negozio una scarpa persa da uno dei rapinatori ed all'esterno, a circa dieci metri, un coltello.
I giorni successivi gli orefici sporgevano denuncia raccontando l'accaduto e fornendo una dettagliata descrizione dei due rapinatori, che avevano agito a volto scoperto.
Le indagini consentivano da subito di raccogliere indizi utili per addivenire all'identificazione di tre dei quattro responsabili della rapina, principalmente grazie ad una brillante intuizione del personale della Polizia di Stato, memore di altre rapine realizzate con analoghe modalità da un altro soggetto viestano di giovane età, nell’aprile e nell’agosto del 2011 ed alla collaborazione fra i vari reparti della Polizia. 

In primo luogo si acquisivano le riprese delle telecamere installate all'interno della fermata della metropolitana, che effigiavano gli autori della rapina durante le fasi della fuga. 
I due, che corrispondevano alla descrizione fornita dalle persone offese, erano individuati anche grazie al particolare della scarpa, in quanto uno dei due nelle riprese era privo di una calzatura, quella rinvenuta all'interno della gioielleria. 
Le videoregistrazioni effigiano anche i due giovani notati nel corso della fuga dalla vittima, che si allontanano insieme ai due autori materiali, e che nella rapina hanno svolto evidentemente il ruolo di pali e di supporto in caso di necessità, essendo presenti nei pressi dell'esercizio commerciale nel corso della rapina, circostanza questa desumibile dal fatto che si siano poi allontanati seguendo nella fuga i complici. 

Gli operanti analizzavano il profilo di facebook del giovane viestano autore delle precedenti rapine, alla ricerca di fotografie ritraenti immagini di soggetti somiglianti ai due rapinatori ripresi dalle telecamere della metropolitana, e notavano le immagini di due persone, che risultavano corrispondere ai due esecutori materiali della rapina, indicati con i nominativi di BUA Antonio, che nei fotogrammi è quello privo della calzatura sinistra, e di FABBIANO Antonio. 
Le foto dei due erano estrapolate, inserite in un album e mostrate alle due persone offese, che riconoscevano senza ombra di dubbio BUA Antonio e FABBIANO Antonio come gli autori della rapina.
I riconoscimenti delle vittime della rapina trovavano ulteriore conferma nelle risultanze dei tabulati telefonici delle utenze in uso al BUA ed al FABBIANO, che nei giorni precedenti alla rapina risultavano collegate a celle presenti nella città di Milano, almeno fino al 25 ottobre 2011, giorno successivo, in cui alla sera i due, in compagnia di una terza persona, si recavano nel piazzale della stazione di Lambrate per fare ritorno, in corriera, in Puglia. 

Si riscontravano altresì altre circostanze che confermano la presenza del BUA e di FABBIANO a Milano in quei giorni. Difatti, dall'esame dei tabulati, risultava una chiamata al servizio Radiotaxi, al quale era pervenuta una richiesta di inviare un taxi; gli investigatori sentivano a sommarie informazioni il tassista che aveva effettuato la corsa ed apprendevano che erano stati prelevati tre giovani di circa 20/22 anni e trasportati nei pressi della stazione ferroviaria di Lambrate. 
Si acclarava altresì che il BUA ed il FABBIANO avevano viaggiato sull'autobus che effettua la tratta Milano Vieste.
Ulteriori indagini erano dirette ad accertare l'identità delle due persone rimaste all' esterno della gioielleria e che erano poi scappate insieme al BUA ed al FABBIANO.
Gli investigatori milanesi e quelli locali accertavano che nel passato i due rei individuati erano stati controllati più volte mentre si accompagnavano ad un noto pregiudicato viestano ed a SCIRPOLI Antonello, entrambi annoveranti pregiudizi di polizia e quindi foto segnalati. 

Dalle immagini estrapolate dalle telecamere della metropolitana si riconosceva uno dei due soggetti che accompagnavano il BUA ed il FABBIANO in SCIRPOLI Antonello. 
Che si tratti proprio dello SCIRPOLI emergeva dai tabulati telefonici della sua utenza agganciante anch’essa celle telefoniche del capoluogo milanese e che questi fece ritorno a Vieste la mattina del 25 ottobre 2011, separandosi così dai complici BUA e FABBIANO.
Ha ritenuto il G.I.P. che vi era la sussistenza del pericolo di inquinamento probatorio e del pericolo di reiterazione del reato, rilevando che sono attualmente in corso indagini ad opera della Polizia milanese e quella foggiana, volte all'identificazione del quarto soggetto che ha partecipato alla rapina con funzione di palo, nonché di coloro che hanno ospitato nel corso della "trasferta milanese" i rapinatori e le stesse potevano essere irrimediabilmente pregiudicate dalla permanenza in libertà degli indagati. 

Quanto al pericolo di reiterazione dei reati, dalle modalità del fatto, in particolare per la violenza fredda e gratuita usata nei confronti delle vittime e per l'organizzazione logistica della rapina (viaggio e soggiorno a Milano al fine della sola commissione del reato), emergevano, nonostante la giovane età degli indagati, esperienza, freddezza e professionalità, significative di una rilevante inclinazione a delinquere, confermata per altro precedenti penali e, per lo SCIRPOLI, da un recente arresto lo scorso gennaio 2012 in Milano, allorquando egli, controllato insieme ad altri due pregiudicati locali, appena giunti presso la Stazione Centrale di Milano, all'interno di un trolley gli vennero rinvenuti una pistola, avente la matricola punzonata con caricatore completo di sei cartucce cal. 7,65, due taglierini, un coltello a serramanico e tre parrucche, materiale chiaramente strumentale alla commissione di rapine. 
I tre sono stati quindi tratti in arresto. 

Commissariato di Polizia
Manfredonia

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che facce di merda!Se il gioielliere li sparava,non in fronte ,ma in mezzo alle gambe,poi,te li vedevo piangere,ogni volta che facevano la pipì.

Anonimo ha detto...

Non è stato postato un mio intervento!Non credo che offendevo la dignità di questi tre BRAVI ed ONESTI giovani.Poichè ,in ITALIA,tutto è consentito,avevo solo scritto che:se il gioielliere,si fosse permesso di sparare,a questi tre INNOCENTI(per la legge, lo sono ancora!),in una parte del corpo,senza ucciderli,questi quando andavano in bagno ,per i loro bisogni,se lo sarebbero ricordato.Forse,era scritto in maniera cruda ,ma caro Staff,non tutti capiscono il linguaggio,pulito,per cui..... .Quanti,baldi giovani,della Manfredonia BENE,nel loro passato giovanile,hanno compiuto azioni simili?Quanti commercianti,hanno patito e non ripagati,per quello che a loro è stato fatto?Oggi sono professionisti rispettati,ma un BUON RICORDINO se lo sarebbero meritato!

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