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sabato 10 marzo 2012

Favole Sipontine: Luigino, e la sua forza di volontà...

Il giovane protagonista del racconto, aperto alla vita e ricco di vitalità, non si è mai arreso ai pregiudizi della sua condizione di diversamente abile, dando prova che, a volte, la forza d’animo fa miracoli. 
Anni fa c’era un ragazzino che, avendo subito un incidente quando era molto piccolo, non poteva camminare. 
Così quando tutti gli altri bambini correvano per il parco lui stava lì seduto sulla sua sedia a rotelle senza poter partecipare. 
Erano già diversi giorni che i suoi avevano smesso di portarlo al parco non potendolo vedere così.
E Luigino questo proprio non riusciva a capirlo.
A lui piaceva il parco, piaceva il sole, piaceva anche la pioggia, piaceva il venticello fresco, gli piaceva il rumore che il vento faceva passando fra i rami assieme al tremolare delle ombre delle frasche, gli piaceva vedere gli altri bambini correre e smarcarsi la palla.
Sì, gli piaceva vederli correre e in quei momenti non si sentiva in disparte ma attratto e affascinato da tutto quello che si muoveva attorno a sé. Perché non lo facevano giocare con gli altri bambini? 

Quando passava c’era sembra qualche sguardo che sembrava volesse dire: “Poverino”.
Qualcun altro si scansava e lo lasciava passare avanti fra la perplessità del ragazzo che non capiva il perché di tale diritto di precedenza.
Un giorno a scuola nell’ora di educazione fisica i compagni di classe di Luigino si predisposero per la corsa. Anche Luigino stava per prendere posto sulla linea di partenza quando la sua insegnante lo fermò: “Non c’è bisogno che prendi parte anche tu alla corsa”.
Perché?” domandò Luigino. “Perché non è necessario”.
Perché non posso partecipare alla corsa?” insistette il ragazzino sulla sedia a rotelle.
L’insegnante rise di fronte all’ostinazione del ragazzo e con un po’ di imbarazzo provò a farlo ragionare: “Be’, vista la tua condizione…”.
Luigino l’interruppe bruscamente: “Quale condizione? Ho le braccia più robuste di tutti i ragazzi della scuola. 
Posso spingere la mia sedia più in là e più rapidamente di quanto il ragazzo più veloce qui presente possa spingere le sue gambe. 
Voglio partecipare alla corsa”.
I compagni di Luigino scoppiarono in una risata fragorosa, l’insegnante restò inamovibile nella sua decisione e il ragazzo tornò a casa amareggiato e arrabbiato.

Luigino aveva anche una sorella che faceva nuoto e ogni tanto si recava in piscina a vederla.
Vedeva lei e osservava un po’ tutti i nuotatori nella vasca.
Aveva notato che si stendevano per esteso sull’acqua quasi a voler far buon uso dell’intero corpo e aveva anche notato che ci si poteva spostare sull’acqua anche utilizzando le sole gambe.
Così un giorno ebbe l’intuizione: “E se si potesse nuotare utilizzando le sole braccia?” e tutto contento si rivolse ai suoi: “Papà, mamma, voglio nuotare”.
Non aveva mai nuotato in vita sua, era molto piccolo quando subì l’incidente e da allora nessuno pensò mai di fargli svolgere una qualche attività fisica.
I genitori del ragazzo rimasero sconcertati e confusi dall’entusiasmo mostrato dal loro figlio, pensarono che non si rendesse conto di quello che diceva.
Glielo dissero anche e Luigino si sentì contrariato e vittima di un’ingiustizia.
Da quel giorno provò diverse volte ad entrare in una vasca anche di nascosto dai genitori, ma questo gli venne sempre impedito.
Viste le tue condizioni, non possiamo prenderci questa responsabilità” gli rispondevano gli assistenti bagnanti e ogni giorno Luigino tornava a casa sempre più amareggiato ed arrabbiato.
I suoi avevano provato a farlo appassionare alla lettura e alla musica ma ogni qualvolta regalavano un libro al loro ragazzo questi ci faceva aeroplanini di carta e quando gli regalarono un violino si spezzarono le corde, non si capì come.
Giunse l’estate e i primi bagni di stagione. Anche Luigino si recava al mare, “solo per prendere il sole” diceva.
Si fermava sul molo e vedeva gli altri bambini tuffarsi da lì. Ogni giorno, per l’estate intera. 
Un giorno però prese coraggio, in piscina non gli veniva permesso, ma qui non c’era nessuno che avrebbe potuto impedirglielo, per la prima volta avrebbe saputo che cosa significasse “nuotare”.
Si fece indietro di qualche metro, prese la ricorsa e si spinse più forte che potette verso l’estremità del molo. Chi se lo sarebbe mai aspettato?

Nessuno fra i ragazzi riuscì a fermarlo in tempo, Luigino era già in acqua. “Aiuto, Luigino vuole suicidarsi!” qualcuno fra i presenti gridò. Però Luigino, superata la paura iniziale del tuffo, cominciò a sentirsi completamente al sicuro.
L’acqua salata lo sorreggeva, non aveva bisogno neppure di fare sforzi per reggersi a galla. 
Proprio non capiva perché sopra il molo tutti si agitassero in quel modo.
La carrozzina era ormai affondata e gli rimaneva solo il suo corpo sospeso.
Così fece un respiro profondo e si stese sull’acqua come aveva visto fare dai nuotatori nella vasca della piscina.
Cominciò a muovere le braccia e si accorse che il suo corpo si stava muovendo… 

Questo racconto è dedicato alla mia amica Barbara. 
Ti ho sempre stimato per la tua forza di volontà. 
 Con affetto la tua amica Daniela Mauti

1 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao dany sono barbara ho ascoltato la tua favola e la forza di volontà e l amore x la vita sono i mezzi con i quali possiamo nuotare sopra le avversità e i problemi della vita,con gioia.entusiasmo e determinazione..con affetto la tua barbara

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