ATTENZIONE!!! Problemi e malfunzionamenti con la TV Digitale Terrestre, per info e spiegazioni, Digitale Terrestre Manfredonia, cliccando qui!

venerdì 11 novembre 2011

Manfredonia: "Il Goffo Uccellino" le favole inedite di Daniela Mauti

Una nostra lettrice Daniela Mauti di Manfredonia, ci ha inviato questa favola scritta e pensata interamente da lei, magari un giorno farà strada e diventerà una scrittice affermata, per ora appreziamo il suo lavoro su SipontoBlog, magari leggendo ai vostri figli questo delizioso racconto!
Abbiamo pensato per l'occasione di creare un etichetta apposita chiamata Favole Sipontine, buona lettura!!!


Il Goffo Uccellino 

C’era una volta un uccellino che saltellava su di un prato verde sbattendo forte le ali con l’intento di alzarsi in volo. 
Vedeva gli altri uccelli nel cielo e desiderava raggiungerli. 
Fra un salto e l’altro si guardava le ali, gli sembravano così corte, avrebbero mai potuto sostenere il peso del corpo? 
Riuscirò mai a spiccare il volo con queste ali?” si domandava il povero uccellino. 
Si guardava le zampine e gli sembravano così gracili, avrebbero mai potuto spingerlo abbastanza in alto da poter alzarsi in volo? 
“Riuscirò mai a spiccare il volo con queste zampe?” si domandava il povero uccellino. 
Si guardava il corpicino e gli sembrava così goffo, avrebbe mai potuto volare con un corpo così pesante? “Riuscirò mai a spiccare il volo con questo corpo?” si domandava il povero uccellino. 
Per un momento smise di sbattere le ali e di saltellare. 
Camminava adagio per il campo verde domandandosi se fosse il caso di continuare nel vano tentativo. 

Andando andando si trovò sul bordo di una pozzanghera. Era la prima volta che vedeva la sua immagine riflessa, era la prima volta che poteva vedere il suo aspetto per intero. 
A guardarsi bene le sue ali non gli sembravano più così corte, erano robuste. 
A guardarsi bene le sue zampine non gli sembravano più così gracili, erano commisurate al corpo. 
Sì, il suo corpo… non era goffo, era proporzionato agli arti. 
Robusto come le ali e flessuoso allo stesso tempo. Così riprese fiducia e decise di provarci di nuovo. 
Spiccò il primo salto, non si era mai lanciato così lontano. 
Spiccò un secondo salto, questa volta arrivò più lontano che con il primo. 
Senza farlo apposta si trovò sul bordo di un’altra pozzanghera. Guardò in alto gli uccelli del cielo e desiderava fortemente raggiungerli. 
Guardò in basso la sua immagine riflessa, si drizzò, aprì per esteso le ali e cominciò a muoverle lentamente, ma in maniera sicura. 
Si accorse di aver un’apertura alare più grande di quella che aveva creduto di avere fino ad allora e nel suo movimento si immaginava già in volo fra gli altri uccelli. 
Gli sembrava già di toccare il cielo. Così prese coraggio e spiccò il terzo salto muovendo le ali meno rapidamente, ma con un moto più confidente e continuo. 
Sentì il suo corpo sollevarsi, il prato verde distaccarsi e gli altri uccelli ad ogni battito di ali più vicini…

Questa favola è dedicata alla mia amica Chiara.

Daniela Mauti