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sabato 5 novembre 2011

Manfredonia: Adolescenti e giovani, nella "giornata dello stupore"

Se si dovesse dar un titolo all’evento che ha coinvolto domenica scorsa, 30 Ottobre 2011, la Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, potrebbe sicuramente essere “ giornata di stupore”.
Si sta parlando dell’evento che ha visto coinvolti più di 800 tra adolescenti e giovani, accompagnati da decine di sacerdoti ed educatori, che con 15 pullman, invitati dall’Arcivescovo Michele Castoro si sono messi in viaggio, per lasciarsi interrogare, riflettere, sulla propria fede, sulle proprie scelte di vita, sulla loro presenza nella Chiesa.
Ricordando che il tutto parte da una richiesta venuta dagli stessi giovani che in precedenza avevano chiesto una verifica dei loro percorsi, un uscire dall’abitudine.
L’idea stessa del viaggio vuol dire il dinamismo di una novità. I vari pullman sono partiti al mattino presto dalle varie zone della Diocesi, con a bordo, in uno di essi, lo stesso Arcivescovo.

Il viaggio fatto di gioia, entusiasmo, preghiera, è stato anche preparazione a ciò che attendeva a Pompei attraverso una scheda che lo stesso Castoro a consegnato precedentemente ai giovani.
La meta è significativa, luogo dedicato alla Madonna, prima adolescente nel Vangelo ad aver aderito con fede alla chiamata di Dio, attraverso tutti i suoi dubbi, fragilità, di una giovane dell’epoca.
Vi sono poi delle coincidenze che lo stesso Vescovo Castoro definisce provvidenza: Padre Pio, un campano, porta le fede a San Giovanni Rotondo, nella Diocesi di Manfredonia. Bartolo Longo, un pugliese, della Diocesi di Oria ( precedente Diocesi di Monsignor Castoro) porta la fede in Campania, a Pompei.
All’arrivo a Pompei, l’invasione dell’esercito dei giovani a riempito le strade della Cittadella sino al Santuario, dove ospiti in un auditorium si è dato il via al dialogo, tanto atteso, tra Arcivescovo e giovani.
Monsignor Castoro ha cosi provocato inizialmente i ragazzi: “ qualche domande sulla nostra vita dobbiamo porla. 
Cosa fare per essere felici? In che cosa io sto mettendo le fondamenta della mia vita? Come penso io di realizzare la mia esistenza? 
Qual è il senso pieno che posso dare ai miei giorni? Cari giovani non stancatevi mai di farvi la domanda, e farvi fare da Dio la domanda: cosa cerchi? Non date mai nulla per scontato nella fede, altrimenti essa si addormenta. Cosa cercate nelle vostre parrocchie, quale attese alle vostre domande? Agli eventi della Chiesa a cui partecipate, alle tanta attività, vi sentite soddisfatti? Noi Chiesa, io Vescovo, attendiamo risposte per capire, pensare e camminare con voi? Cosa vi aspettate da noi sacerdoti? Solo se rispondiamo a queste domande possiamo vedere davvero un Gesù che convince il cuore e un Gesù da comunicare agli altri. Per dire agli altri – Venite e vedete

Diversi i giovani che hanno risposto alle domande, alcuni anche raccontando alcune loro testimonianze preziose, cariche di entusiamo. 
Alcuni giovani di Vieste hanno invitato il Vescovo con le seguenti parole: “ vorremmo che i nostri sacerdoti ci incoraggino ogni giorno. E ci incoraggino quando cadiamo, perché siamo giovani, e spesso cadiamo perché andiamo contro corrente. 
Vorremmo trovare parole, braccia, cuori che ci rialzanino con amore, non giudicando ma infondendo coraggio come Gesù. 
Eccellenza da voi ci aspettiamo che più spesso, più di quello che fate, possiamo esser presente tra noi con la vostra visita. 
Ci venga a trovare. Abbiamo bisogno di sentire la sua parola, incontrarvi di persona”. Gli amici di San Giovanni Rotondo, sintetizzando diversi interventi hanno raccomandato: “ vediamo tanti giovani che hanno perso le speranze, mancano i valori su cui costruire ed a cui puntare. 
Vorremmo trovare gente che con passione ci ricordi i veri valori, con parole e con testimonianze. Questo attendiamo nelle parrocchie“ 
Ed in risposta, accompagnati da diverse testimonianze, gli stessi giovani di Manfredonia, assieme ad altri di alcuni paesi hanno condiviso un pensiero di ringraziamento e provocazione: “
Vi ringraziamo eccellenza per i sacerdoti che ci avete inviato, giovani e pieni di entusiasmo, capace di donarci forza coraggio, farci vivere in Comunità, nella catechesi, nelle attività, nella fraternità, abbiamo trovate diverse risposte ai nostri perché. 
Vogliamo sempre sacerdoti entusiasti, comunità attive, capaci di trasmetterci vitalità e speranza” Una richiesta accorata è divenuta invece la frase pronunciata da una giovane adolescente in risposta ad una domanda dell’Arcivescovo che chiedeva parere sul cosa fare per condurre altri giovani nelle parrocchie: “ chiediamo per noi amore e perdono dei nostri errori, senza condanne. 
Cosi, trasmettendo anche noi questo Vangelo ai nostri coetanei potremmo farli capire che nelle nostre comunità si respira amore. 
Vi prego Eccellenza, sacerdoti, educatori, amateci e perdonateci sempre”. L’accorato grido dei giovani evidenzia il desiderio degli stessi ad avere una Chiesa che gli ascolti in un mondo fatto di distrazioni, che gli doni coraggio in un mondo disattento e disperato, che gli indiche vie in un mondo dove tutti sembrano smarriti e non capaci di dare risposte.

Il Vescovo Castoro commenta tutto ciò affermando: “ è un tempo meraviglioso questo per annunciare ai giovani il Vangelo, come vita buona da costruire.
A noi Chiesa il compito e la responsabilità di non deluderli”. 
All’incontro è seguita la celebrazione della Messa in Santuario assieme all’Arcivescovo di Pompei, Liberati, famoso per i suoi interventi sempre coraggiosi, appassionati, e spesso provocatori a fedeli ed istituzioni. Ai giovani che con colori, canti, riempivano il Santuario, ha affermato: “ Non occorre essere particolarmente pessimisti per rendersi conto che la società che ci circonda è una società che ha completamente smarrito il senso profondo del suo esistere. 
Viviamo ormai tutti immersi nel frastuono. Anche se non vogliamo, una valanga di suoni sintetizzati ci assedia da ogni parte. 
A questo frastuono sonoro si aggiunge un continuo bombardamento di immagini, bombardamento che, fatalmente, porta l’attenzione a essere sempre al di fuori di noi, in qualcosa che ci viene suggerito e anzi, direi, imposto. Nella società della massima pluralità la via che porta a Dio viene considerata soltanto come un’opzione tra le altre” e citando la famosa scrittrice Susanna Tamaro dice: “Dio è un’idea uguale a tutte le altre. Posso credere in Dio o in Che Guevara. 

Posso anche credere soltanto nelle vittorie della Ferrari. Possiamo anche credere nella nostra squadra di calcio oppure nei riti tantrici perché siamo liberi, siamo creativi. Per raggiungere la felicità dobbiamo soltanto trovare la strada che più si adatta alla nostra indole. 
Le conseguenze antropologiche di questi assunti che derivano in gran parte dalla rivoluzione ideologica del Sessantotto e dai suoi slogan più famosi quali «Vietato vietare» e «Fantasia al potere» - si vedono già da alcune generazioni nella catastrofe educativa. “ . 
Ampliando il discorso al futuro, a ciò che saranno i giovani domani in questa società provoca affermando: “ Che cittadino sarà un giorno questo bambino che non ha mai conosciuto la parola dovere, che non sa che la vita si costruisce e che, per costruirla, è fondamentale la relazione con l’altro, che richiede pazienza, sacrificio e rispetto? 
L’assenza di orizzonti ha anche un altro disastroso effetto, quello di togliere ai genitori una qualsiasi idea di autorità. Se infatti non sappiamo da che parte andare, come fanno le nostre parole a essere credibili? Se non sappiamo chi siamo e per quale ragione viviamo, se ogni giorno navighiamo a vista, decidendo ogni istante ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che è importante e ciò che non lo è, come possiamo essere autorevoli nell’indicare ai nostri figli una strada? 
Una società senza un Cielo verso cui tendere si trasforma ben presto in una erratica, simile a quella dei grandi mammiferi erbivori che si spostano in grandi branchi alla ricerca di cibo migliore. Si bruca un po’ qui, si bruca un po’ là, secondo le necessità, secondo le stagioni, secondo la fortuna.” 
E conclude ripetendo più volte con insistenza, con tono forte che esprime autorità ed amore assieme: “ coraggio giovani, coraggio, rifiutate la mediocrità, non lasciatevi ingannare, avete in voi tantissime bellezze, non le sciupate. Coraggio oggi che vi vedo qui in tanti sento da voi tanta speranza che si eleva. Non fatela morire. Coraggio” 

La giornata è continuato all’insegna del dialogo, della conoscenza, con il pranzo consumanto nel giardino del Santuario che ha permesso a diversi giovani di incontrare l’Arcivescovo in modo confidenziale, e di conoscenza tra i vari gruppi. 
Il ritorno nei pullman è stato carico di condivisioni di emozioni divenute poi post che sono divenuti tam tam di speranza sulle varie bacheche di facebook nei giorni successivo. 
Il Servizio di Pastorale Giovanile Diocesano si riserva di preparare per l’Avvento iniziative di raduno dei giovani per zona, con un’attività di “missione serale” intenda a ravvivare quartieri, e riaccendere negli stessi giovani il “ coraggio” di trasmettere ciò che dentro vivono, ancora una volta per non lasciarlo vittima dello scontato e dell’abitudine. 

Servizio di Pastorale
Giovanile Diocesano

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