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giovedì 6 ottobre 2011

Monte Sant’Angelo: I santuari dedicati a San Michele in Europa

Quella che segue è la sintesi della conferenza tenuta nei locali del santuario di San Michele in Monte Sant’Angelo, organizzata in collaborazione tra l’ufficio comunicazioni sociali dell’arcidiocesi ed i padri micaeliti, rettori della Celeste Basilica, sugli antichi luoghi Micaelici d’Europa legati al santuario del Gargano.
Le dedicazioni delle fondazioni dei tre grandi centri dedicati a S. Michele in Oltralpe e sull’Alpe che vado a presentare sono avvenute in un arco di tempo che non supera i 200 anni: infatti, Le mont Tombe fu dedicato nel 709, S. Michèl de Cuxa tra il 956 e il 974, S. Michele della Chiusa tra il 966 e il 987, questi due ultimi centri micaelici addirittura nell’arco di venti anni, segno della diffusione europea del culto micaelico e del primigenio santuario garganico, dato che le fonti ci dicono che questi luoghi furono edificati “ad instar Gargani”, a somiglianza del Gargano.


Saint MICHEL D’AIGUILLHE

In Francia, nella regione dell’Auvernie – Haute Loire, è ubicata la pittoresca e ridente cittadina di Le Puy en Velay, caratterizzata da un singolare paesaggio costituito da enormi massi a picco, di origine vulcanica – i puys appunto – che è celebre per le sue pregevoli e monumentali chiese, mete di pellegrinaggi lungo i secoli.
Qui è sorto ad opera del vescovo Godescalco una celebre statio-santuario dedicato a S. Michele. Godescalco fondò questa costruzione dopo esser stato più volte al Monte Gargano, per cui ne volle imitare l’ambiente.
Dunque, Godescalco vescovo, per devozione all’Arcangelo e soprattutto dietro suo suggerimento divino – l’Arcangelo, come si legge nelle varie Legendae medioevali ama parlare direttamente agli episcopi - fece sorgere a Le Puy, sulla deviazione per Santiago della via Francigena attraversata da moltissimi fedeli, una statio dedicata a Michele, l’arcangelo di Dio.
Questo primato simbolico, ben sottolinea Umberto Eco nella sua storia del Medioevo, peserà e non poco anche sulla prima crociata quando il papa Urbano II sceglierà e nominerà proprio il vescovo Godescalco, suo legato alla Crociata”.

Dunque, a Le Puy, il cosiddetto Rocher d’Aiguilhe fa da gigantesco piedistallo alla bella chiesa di S. Michele, cui si accede attraverso una scalinata di ben 268 impervi gradini.
Ridiscesi dalla sommità dello sperone roccioso siamo stati invitati a visitare gli ambienti monastici antichi e qui con somma nostra meraviglia e con grande commozione abbiamo rinvenuta esposta la mostra “Sulle ali dell’Angelo, dal Gargano all’Europa” del progetto Custos diretto da Giorgio Otranto del Dipartimento di studi classici e cristiani dell’Università di Bari: abbiamo visto le immagini fotografiche del nostro amato santuario Micaelico del Gargano: la statua cinquecentesca di Michele arcangelo, la cattedra episcopale, le porte di bronzo, la facciata della basilica, le cripte…

St. Michèl de Cuxa

Nel sud della Francia raggiungendo un magnifico sito dei Pirenei orientali, caratterizzato da tradizioni nettamente catalane, si trova l’abbazia madre di una congregazione monastica benedettina autonoma, già dipendenza camaldolese.
Si tratta del famoso monastero-santuario di San Michele Arcangelo sito al confine tra Francia e Spagna, legato per secoli al Mont St Michèl e al Gargano.
L’antico santuario, racchiuso nella chiesa monastica era stato ricavato da una parete rocciosa del costolone della montagna sovrastante, mentre l’altare consacrato nel X secolo conservava le preziose reliquie del Monte Gargano “…ipsius loci gloriosi arcangeli Michaelis ex pallio scilicet eius sanctae memoriae…” così la grande PL CXLI, parla della fondazione della Cuxa, riportando la memoria del monaco Garcia de Cuxa, che nell’epistola inviata a tale Oliva, tramanda l’importante memoria del legame col Monte Gargano fin dalla fondazione della chiesa e del monastero posto sui Pirenei.
Dunque, siamo stati qui perché si tratta di un luogo nato “ad instar Gargani” ed a seguito di pellegrinaggi al Gargano dei suoi fondatori e primi abitatori del monastero. Quivi, infatti, soggiornarono il grande S. Romualdo abate e il San Pietro Orseolo, già doge di Venezia. Oggi l’abbazia è un museo e non più luogo di culto.

S. Michele della Chiusa

Narra l’antico Chronicon coenobii sancti Michaelis Clusini che la fondazione del celebre santuario micaelico delle Alpi Croazie, posto a circa metà strada tra Torino e Susa scendendo dal Moncenisio, su una punta di roccia che domina la vallata della Dora Riparia, mirabilmente rappresentato in un grande affresco del secolo XVI sito nell’abside della stessa chiesa, sulla parte detta il “muro della Misericordia”, si deve all’opera degli stessi santi Angeli.
Ed esattamente il testo narra che “…Gli Angeli e gli Spiriti celesti si affrettarono a portare dal cielo sul Monte Pirchiriano travi e porte per edificare un luogo di preghiera … Dopo un po’ di tempo S. Michele mostrò a S. Giovanni Vincenzo il Monte Pirchiriano sul quale erano stati portati dagli Angeli i materiali necessari alla costruzione .. e S. Michele Arcangelo disse a Giovanni: vuoi seguirmi fin quassù?... ed Ugo, signore di Monte Buserio fu il primo fondatore, assieme a sua moglie, del monastero di S. Michele.. e costruì anche il sepolcro presso il monastero di Susa…

Dunque, la nascita della primitiva chiesa-eremo sul Pirchiriano, che ancora oggi si può ammirare nella cripta della chiesa abbaziale medioevale, che ben ricorda nella sua architettura l’antica Longa porticus garganica - ed incredibilmente ancor oggi si può constatare che il luogo micaelico è costruito “ad instar Gargani” cioè a somiglianza del Monte Gargano - si deve ad un evento miracoloso, precisamente all’apparizione dell’Arcangelo che, per la trasposizione dei fatti prodigiosi narrati nella Apparitio garganica, invita alla costruzione di un luogo di culto in suo onore su un monte e parla a un vescovo, in questo caso il vescovo-monaco ravennate San Giovanni Vincenzo quivi giunto intorno all’anno mille, alla ricerca di silenzio, preghiera, pace, ascolto e contemplazione. 

In seguito, grazie alla munificenza del ricco signore alverniate Ugo di Montboissier, il quale di ritorno dal pellegrinaggio fatto a Roma e al Gargano ed animato dall’ardente desiderio di ottenere il perdono dei suoi molti peccati, l’antico e minuscolo eremo fu trasformato ed ingrandito con la costruzione della imponente abbazia che ancora oggi ammiriamo e che è stata una “statio” importante della Via Francigena, percorsa da milioni di pellegrini del nord Europa, diretti a Roma, al Gargano, a Gerusalemme.
L'eremita Giovanni Vincenzo visitò il Monte Gargano e il suo primigenio santuario micaelico ed ivi soggiornò per un certo periodo come era costume di monaci ed eremiti del tempo, ad imitazione del beato Marino ravennate, suo conterraneo, così come ci raccontano gli Annales Camaldulenses : evidente, come già ricordato sopra, è la rassomiglianza, sia pure in miniatura, dell’antica cripta del santuario di Monte Sant’ Angelo che si mostra senza meno essere stata l’ispiratrice della più antica costruzione architettonica della Chiusa. 

Infatti, “in summitate montis” S. Giovanni Vincenzo costruì una chiesetta con un altare ricavato nella roccia, posta, a parere dell’agiografo medioevale, esattamente a metà strada tra il primigenio santuario del Monte Gargano e quello più tardo del Mont Saint Michèl, ed era così il terzo luogo che l’Arcangelo sceglieva, dopo i primi due, per manifestare la sua gloria e la sua potente intercessione a favore degli uomini: “… primum quidem montem illum Garganum toto iam orbi notissimum, secundum circa Oceanum qui dicitur ad maris periculum, tertium in horum medio iustissima meta positum, montem videlicet Pyrchirianum nomatum…” così recita la Chronica del monastero della Chiusa che nell’attestarci il fiorente cammino medioevale dei pellegrini che per viam sancti Michaelis si recavano dal Monte Tombe al Monte Gargano, ci informa che s. Michele del Pirchiriano posto all’imboccatura della Val di Susa, era un’importante statio intermedia di questo lungo cammino percorso da milioni di persone e che l’insediamento in montagna del luogo micaelico – il mons citato per ben tre volte – aveva il prototipo nel santuario del Gargano detto “ormai notissimo in tutto il mondo” e nel Tumbe e nel Pirchiriano, due importanti dipendenze, correlate in stretta continuità con il primigenio santuario micaelico del Gargano. 

Dunque, la Chronica monasterii sancti Michaelis Clusini, in MGH Scriptores, segnala che v’è una continuità tra i tre più importanti e celebri santuari micaelici d’Europa – Il Gargano, il Pirchiriano, il Tombe - quasi come una precisa scelta dello stesso S. Michele, tanto che il Pirchiriano si trova esattamente a metà strada tra il primo, che è il più antico, e il secondo, più recente.
Oggi il santuario micaelico è retto dalla comunità dei padri Rosminiani.
Dunque, come sopra ricordato, anche in questo luogo micaelico vi sono tracce architettoniche, storiche e agiografiche molto importanti circa il legame coll’antico santuario micaelico del Gargano, a cominciare dagli elementi naturali del sito che caratterizzano l’insediamento micaelico in Val di Susa, ma anche e soprattutto dal racconto della stessa fondazione che ha volto lo sguardo al santuario del Gargano come a un modello da imitare perché voluto e fondato direttamente dell’Arcangelo, archistratega del Dio Altissimo.

Testo e foto di Alberto Cavallini
direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi

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