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martedì 16 agosto 2011

L’Università Sipontina nel periodo Normanno-svevo di Pasquale Ognissanti

E’ in edicola il saggio di Pasquale Ognissanti, L’Università sipontina nel periodo Normanno-svevo. Casale Siponti, Per l’Archivio Storico Sipontino, Tipografia Agorà, Manfredonia.

Il saggio vien letto in un “sol fiato”, perché segue una logica serrata tesa a porre in risalto quanto finora non si è scritto sulla “fondazione” di Manfredonia.
Ognissanti, non nuovo a questo tipo di indagine, si avvale di tutta la bibliografia documentaria del periodo normanno-svevo per chiarire molti aspetti della “distruzione” di Siponto e della “fondazione” di Manfredonia.
Non anticipiamo niente, lasciando al lettore il gusto della scoperta, come in un romanzo giallo; e come un romanzo giallo Ognissanti sviluppa la trama del suo saggio.
Abbiamo voluto fare qualche domanda all’autore.

Perché questo saggio?
“Seguendo il filo della ricostruzione storica delle vicende della comunità sipontina, ho proseguito fino al periodo normanno- svevo (il periodo angioino è in fase di pubblicazione), ricavandone per adesso delle note che poi saranno vieppiù sviluppate in un volume più corposo”.

E’ solo questo il motivo della pubblicazione e non altro?
“Il saggio è maturato con il tempo, con la ricerca di tutta la bibliografia storica che ho potuto reperire presso le biblioteche nazionali ed estere. In vero, in circolazione ci sono molte mistificazioni, per cui andavano e vanno ribaditi alcuni dati di fatto. Non si può scrivere la storia di una comunità, per sentito dire o copiando e ricopiando quanto già scritto da “storici” non bene informati, se non proprio superficiali. Le questioni della “distruzione” di Siponto” e della “fondazione” di Manfredonia sono elementi essenziali della nostra storia, per cui ogni affermazione va suffragata con richiami documentari”.

E’ soddisfatto del lavoro fatto?
“Si! Anche perché da tempo vado scrivendo che la sipontinità non è qualcosa di morto e lasciata alle ortiche. La comunità sipontina, nel senso più pieno del significato e del significante, è operante e vivificante. Per me Siponto (e non Scoppa) è sempre stata in vita. E una volta per sempre voglio invitare chi scrive delle nostre cose a non usare il termine manfredoniani (fra l’altro è pure cacofonico), ma sipontini. E senza fare polemica o sciocco campanilismo, va ribadito che tutti noi siamo sipontini da sempre e come tali vantiamo la nostra cultura, le nostre attività, le nostre tradizioni, la nostra religiosità, la nostra cultualità e la nostra storia. Siamo quelli che siamo, da millenni.
Ecco, non è che dobbiamo andare alla ricerca di una Città perduta; quella Città siamo noi e le future generazioni, e a noi e a loro spetta valorizzarla e difenderla da molte insidie malefiche del tempo e non solo del tempo”.

Più chiaro di così Ognissanti non poteva essere, auguriamo a tutti un buon uso del saggio e ne facciano, altresì, una “rilassante” lettura.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Carissimo Pascalone(se me lo permetti!)ho terminato di leggere il tuo interessantissimo Saggio(più che saggio!).Un appuntino :non potevi inserire delle piantine,con le probabili locazioni?Nella presentazione,fatta sul presente blog,se da un lato mi sento SIPONTINO,non disdegno,d'altro canto, di sentirmi MANFREDONIANO.Ormai è accertato che Manfredi,non ha fondato ,ex novo,una nuova città,ma ha dato corpo ad un agglomerato di abitazioni e una nuova struttura urbanistica,che fino a quel momento mancava.Non dimentichiamoci che,l'Arcivescovo ed il Clero Sipontino,si trasferirono, quasi definitivamente,nella NUOVA città,il 30 ottobre del 1327,con la traslazione delle RELIQUIE di San Lorenzo e degli altri Santi presenti nella Cattedrale di Siponto,nella nuova Cattedrale Angioina.Ciò ci fa capire che la VECCHIA SIPONTO non era del tutto ROVINATA!DEVO,PURTROPPO, dissentire su quanto scritto nell'ultima parte della presentazione del tuo saggio:la nostra cultura,le nostre attività,le nostre tradizioni,la nostra religiosità,la nostra cultualità e la nostra storia?DOVE STANNO,se in quest'ultimo CINQUANTENNIO ne abbiamo permesso la totale distruzione?Forse sulla carta!Molti personaggi,per propri fini,hanno permesso la distruzione di tutto e stanno consentendo l'eliminazione di quel poco che è ancora rimasto.Si parla di CENTRO STORICO:DOV'E'?Si parla di TRADIZIONI,RELIGIOSITA' E CULTUALITA':DOVE ?CARNEVALE:ad uso di pochi!Tradizioni Religiose:quel poco che è rimasto,l'abbiamo ridotto all'osso;abbiamo dimenticato quanto ci è stato tramandato dai nostri avi e si è permesso a persone,notabili e clero non locale,di annullare tutto quello che era possibile.La Cultura:non si può parlare nemmeno di COLTURA!Dai primi anni 80(1983-4)era stato approntato un recupero ,se la memoria non m'inganna,del CENTRO STORICO,dopo lo scempio degli anni 50-60.Invece,AMMINISTRATORI compiacenti,hanno permesso agli amici degli amici,degli amici,degli amici ecc.ecc.,di snaturare il tutto.Inoltre una CULTURA senza un confronto esterno,non consente una crescita(si vedano i soliti personaggi teatrali o cantantucci e roba varia!Bisogna svegliarsi da questo torpore,prima che sia troppo tardi!Ci sarebbe altra carne da mettere a cuocere,ma mi auguro interventi costruttivi e non distruttivi.Un saluto

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