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sabato 9 aprile 2011

Polizia Manfredonia: Arrestato un uomo che picchiava e prostituiva una donna

Si comunica che personale della Squadra di Polizia Giudiziaria ha proceduto all'esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal GIP presso il Tribunale di Bari, su richiesta del P.M. della Direzione Distrettuale Antimafia titolare delle indagini, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili in concorso di tratta di persone,  riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione e lesioni in danno di una giovane connazionale bulgara di anni 25.
Gli arrestati sono G. Y, di anni 29, nato in Bulgaria, tra l”altro già sottoposto a fermo di P.G. lo scorso 22 Marzo, e sua madre G. T., di anni 46, coindagati del cittadino italiano N.R., di anni 76, nato e residente a Carpino (FG); ha ritenuto il G.I.P. che a carico di entrambi gli indagati sussistevano gravi e concordanti indizi di colpevolezza in ordine ai reati a loro ascritti, invero, come si evinceva dalle successive dichiarazioni accusatorie rese agli inquirenti dalla parte offesa, è emerso che i due arrestati hanno tenuto continuativamente la stessa, dopo averla attirata in Italia con false promesse di un lavoro onesto, e servendosi poi di violenze e minacce, in uno stato di continua soggezione, dapprima sottraendole i documenti che le avrebbero permesso di tomare in Bulgaria, poi segregandola in casa (dalla quale la vittima veniva fatta uscire solo sotto la scorta del G. ed unicamente per essere accompagnata sui vari luoghi di meretricio, da dove era poi ripresa)e facendole mancareogni mezzo di sostentamento materiale e picchiandola reiteratarnente minacciandola nel contempo di morte; insieme anche ai di lei famigliari, al fine, poi raggiunto, di fiaccarne la volontà di resistere e di costringerla poi ad esercitare il meretricio in provincia di Foggia, attività i cui proventi, peraltro, erano integralmente percepiti dal G..

La donna affermava di percepire dai venti ai cinquanta Euro per ogni prestazione sessuale, facendone in media una decina al giomo, ma precisando che tutto il guadagno di questa illecita attività era percepito dal G.
Quando sporgeva la sua prima denunzia, la povera vittima precisava di essere riuscita a scappare ai suoi aguzzini grazie all'aiuto di un cliente che l'aveva portata a Manfredonia, dove si era rivolta ai poliziotti, e che presentava evidenti lesioni - cagionatele dal G.- refertatele presso il locale nosocomio. 

Grazie alle indicazioni avute con l'ausilio di un interprete, gli inquirenti individuavano l'auto di colore scuro con delle fiamme disegnate sui fianchì utilizzata dal G. per condurla sul luogo di prostituzione nei pressi di Amendola.
Nei pressi del luogo di prostituzione, tale auto era vista transitare più volte, a bassissima velocità con a bordo un uomo che, alla vista della Polizia, si dava alla fuga, venendo però bloccato dopo qualche chilometro ed identificato nel G., riconosciuto poi dalla terrorizzata vittima come l'autore delle violenze ai suoi danni una volta condotto in quest'ufficio.
Le dichiarazioni della povera ragazza erano precise, circostanziate e concordanti nel loro contenuto, lasciando trasparire un quadro indiziario di gravità più che sufficiente alla emissione di misure cautelari personali nei confronti dei due bulgari, anche alla luce della esauriente giurisprudenza di legittimità, che ha riconosciuto la sussistenza della figura di riduzione in schiavitù ex art. 600 C.p. in situazione di fatto del tutto analoghe a quelle in cui la persona offesa era costretta abitualmente a vivere (e prostituirsi) nella provincia di Foggia.


Commissariato di Polizia
Manfredonia

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