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giovedì 17 febbraio 2011

Manfredonia: Non risultano relitti bellici nelle acque del nostro Golfo

C’è allarmismo nel mondo della ‘navigazione’: sulle pagine virtuali di siti web o su quelle cartacee di riviste specializzate si legge di ordigni inesplosi risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, armi affondate insieme alle navi per effetto del fuoco nemico, e divenute vere e proprie bombe a orologeria.
La questione, che di tanto in tanto torna a galla, è stata sollevata questa volta dall’intervento di due esperti internazionali di sicurezza marina, Trevor Gilbert e Dagmar Etkin, che hanno stilato il primo database di naufragi bellici potenzialmente inquinanti.

I due ricercatori hanno calcolato che, in tutti i mari del mondo, i relitti ‘a rischio’ sono 8.569, di cui 361 nelle acque del Mediterraneo.
Stringendo il cerchio, dal Mediterraneo all’Adriatico, anche nel Golfo di Manfredonia ci sarebbero pericolose armi chimiche, inabissate dagli alleati insieme alle navi che le trasportavano.
Voglio tranquillizzare la cittadinanza –afferma il sindaco Angelo Riccardi-. Ho già consultato il Comandante della Capitaneria di Porto, Antonino Zanghì, il quale mi ha confermato che, dall’esame degli atti in possesso dell’Autorità Marittima, non risultano relitti bellici nelle acque del nostro Golfo, escludendo la nota caccia-torpediniera ‘Turbine’, affondata nelle acque al largo di Vieste nel corso della Prima Guerra Mondiale, esattamente il 24 maggio del 1915”.
Il sindaco ricorda, inoltre, le tante operazioni di monitoraggio dei fondali avvenute lungo la costa sipontina, finalizzate proprio a individuare ordigni bellici e a mettere in sicurezza i siti.

È recentissima l’investigazione condotta per conto del NURC, Nato Undersea Research Centre, che ha scandagliato i fondali della nostra costa con un piccolissimo sottomarino in grado di fornire immagini tridimensionali –continua il sindaco Riccardi-. Senza contare la ricognizione dei fondali marini del basso Adriatico, effettuata nel 2008 in seguito a un accordo tra l’assessorato regionale all’Ambiente, l’Icram, il Ministero dell’Ambiente e l’Arpa, sempre con lo scopo di bonificare l’area marina da eventuali ordigni bellici. Non è mai stato rinvenuto alcunché”.

Dalla relazione del comandante Zanghì risultano rinvenuti, con carattere di casualità, ordigni risalenti agli anni successivi al secondo conflitto mondiale, di varia natura, presumibilmente riconducibili ad azioni di bombardamento aereo o ‘sgancio’ per altre circostanze, come emergenza, o fine dell’autonomia, o altro…
Del resto, in tutte le attività propedeutiche alla realizzazione del nuovo porto turistico ‘Marina del Gargano’ –sottolinea ancora il sindaco-, rientrava anche la verifica ed eventuale bonifica da ordigni bellici dell’intero spazio marittimo interessato: operazione che non è stata necessaria dal momento che non è stato trovata alcuna ‘bomba a orologeria’ nell’intera area”.
La relazione del comandante Zanghì termina prospettando presto, per il porto di Manfredonia, un’attività di verifica a cura del competente settore della Regione Puglia, l’assessorato all’Ecologia-Settore gestione rifiuti e bonifica.

Ufficio Stampa e Comunicazione
Comune di Manfredonia

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